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Città in transizione e pianificazione strategica
Prato, Birmingham, Vastra Gotaland e Sassonia: quattro casi di buone pratiche nell’impiego dei fondio comunitari. Esempi per la nuova programmazione 2007-2013. Un seminario a Prato

Mettere a punto una solida pianificazione strategica per vincere la sfida del cambiamento. Mutamenti nell’economia e nell’organizzazione del lavoro, nell’urbanistica, nuove politiche urbane e sociali. A questo sono chiamate le “città in transizione”, presenti in grande numero anche nei paesi dell’Unione Europea.
Prato è in questo senso una città tipo. Il declino della competitività dell’industria tessile, provocato dal fenomeno della globalizzazione, richiede politiche innovative per evitare i rischi dell’arretramento e della marginalizzazione.
Suggerimenti, proposte originali e indicazioni anche di carattere operativo sono state presentate durante i lavori del seminario che si è svolto nell’auditorium del museo Pecci. Un workshop metodologico dal titolo “Città in transizione e pianificazione strategica – Percorsi di innovazione e economia della conoscenza” che oltre agli amministratori comunali, ai rappresentanti del Ministero dell’Economia e dell’Ocse, ha visto la partecipazione di esperti provenienti da alcune regioni europee che sono all’avanguardia nello studio e nell’elaborazione di strategie innovative per uno sviluppo di qualitià.
Sono le quattro regioni che aderiscono al Programma District , un programma europeo di azioni innovative condiviso dalla Regione Toscana (capofila), la regione inglese di West Midlands, la regione svedese Vastra Gotaland e la Sassonia.
Proposte di alta qualità che arricchiscono il dibattito in corso da alcuni mesi sul tema della nuova programmazione dei fondi comunitari 2007-2013. Di particolare interesse sono infatti le esperienze maturate in queste regioni e che sono state llustrate durante i lavori del seminario.
“Confrontarsi con queste esperienze positive – ha detto il sindaco Marco Romagnoli – è per noi molto importante. Prato ha già avviato un piano di trasformazione strategica che affronta i nuovi probemi emersi negli ultimi anni: la forte immigrazione, l’invecchiamento della popolazione, la trasformazione dell’industria, il declino del centro storico, il riuso degli edifici industriali”.
I numerosi interventi durante i lavori del seminario non hanno nello stesso tempo sottaciuto le difficoltà che si incontrano nei vari paesi, in Italia in modo particolare, quando si discute sul tema delle politiche urbane.
Albino Caporale, dirigente della Regione Toscana (Settore programmi intersettoriali e integrati. Industria), ha ricordato come anche in questa fase “stiamo affrontando la discussione sul tema delle politiche urbane in maniera polemica e conflittuale perché in Italia non ci sono mai state politiche urbane. Da noi c’è stata visione solo urbanistica, si sono trascurati gli aspetti economici, abbiamo creato modelli economici coesi ma chiusi. Non abbiamo fatto politiche economiche, di innovazione e di sviluppo pensando ad aree metropolitane, a città dove si fa sviluppo, ricerca e non solo turismo e transito”.
Anche Marco Magrassi, del Ministero dell’Economia, ha ricordato la debolezza dell’Italia sul tema delle politiche urbane: “La legge nazionale del ’90 sulle aree metropolitane è stata interpretata male e non ha prodotto niente, gli in put caso mai vengono da Bruxelles e non dal governo nazionale. In Europa qualcosa è stato fatto con i Progetti Integrati, alcune città sono cresciute con la pianificazione strategica ma comunque non sono stati realizzati grandi investimenti ad alto valore aggiunto. Si è lavorato molto su conservazione e arredi urbani”.
Una città industriale come Prato può giocare la carta dei nuovi clusters nei settori tecnologici. Quindi sviluppo, innovazione, ricerca e nuove tecnologie. E’ senza dubbio una strada da seguire quella intrapresa dalla Sassonia, regione dove l’attività industriale è molto diffusa. I risultati ottenuti con le politiche del governo e regionali sono state illustrate da Martin Kiefer del Dipartimento di politica industriale della regione Sassonia.
Il settore industriale è vivace, molto forte è la connessione tra industria e scienza. Governo e Regione hanno incentivato la costituzione delle reti; mettere in rete più imprese, più centri di ricerca, in questo modo è stata valorizzata la ricerca di processo e di nuovi prodotti. Sono stati fatti studi per contribuire ad un migliore funzionamento della cooperazione. La rete è stata una scelta vincente, aiuta a trovare più idee, aiuta a fare una ricerca più efficace, aiuta anche le imprese più piccole a entrare nel circuito. Questo tipo di politica sui clusters ha dato degli ottimi risultati e ha contribuito al potenziamento di tutto il settore.
Incubatori, clusters, reti, capitale di rischio: sono concetti fondametnali di una moderna culturad’impresa. Il rappresentante di Vastra Gotaland ha detto che in questa regione della Svezia il mondo imprenditriale è dinamico e quel tipo di cultura è molto diffuso.
La Regione e le altre istituzioni hanno fatto grossi investimenti per favorire la cultura d’impresa e soprattutto per creare qualificate infrastrutture capaci di promuovere imprese che vogliono raggiungere i massimi livelli europei. L’Italia si trova in una situazione più svantaggiata perché non ha una cultura di capitale di rischio e più in generale non ha una diffusa cultura d’impresa.
Una buona pratica di pianificazione strategica è quella riconducibile all’esperienza della città di Birmingham. John Bloomfield, della West Midlands Region, ha illustrato questo caso tracciando un’analisi comparata con la realtà pratese.
Il settore manufatturiero, prima dominante, si è ridotto notevolmente e le politiche messe in atto hanno puntato a valorizzare altri comparti, altre attività. Sono state promosse nuove funzioni e gli interventi attuati hanno ridisegnato tutta la città non solo sotto l’aspetto urbano. Si è puntato alla rivitalizzazione del centro cittadino, al turismo, alla cultura. La base imprenditoriale ha registrato un forte ammodernamento, si sono affermati nuovi comparti e nuove iniziative economiche.Nelle vecchie fabbriche ristrutturate hanno fatto il loro ingresso nuove imprese creative, sono nati i parchi scietifici.
Ottime anche le politiche sociali che hanno guardato ai bisogni delle persone, ai servizi; l’approccio multietnico ha dato buoni risultati anche sul fronte dell’integrazione degli immigrati. Si fa molto per i giovani e la loro formazione e si organizzano corsi per aiutare nella ricerca del lavoro.
Prato assomiglia molto a questa realtà. Venti anni di fondi europei hanno consentito di intervenire anche qui sui settori nuovi come la cultura, il turismo, i servizi sociali. La città pratese può vantare una buona esperienza; il punto debole, come è stato sottolineato nel dibattito, è questo: è mancata una visione strategica.
La transizione è in atto in maniera diffusa in tutti i paesi europei. E’ il momento di decidere sulle priorità e quali percorsi di innovazione intraprendere come hanno suggerito le approfondite analisi svolte da Marco Cremaschi (Università di Roma), Colin Crouch (Università di Warwick-Coventry), Patrick Le Gales (Università di Parigi) e Mario Pezzini dell’Ocse.
DISTRICT (Developing Industrial Strategies Through Innovative Clusters and Technologies) è un programma europeo che ha lo scopo di migliorare le condizioni che favoriscono la transizione da economie regionali basate sull’industria ad un modello di sviluppo basato maggiormente sulla conoscenza. Fanno parte di District la Regione Toscana (capofila), le regioni di West Midlands e Vastra Gotaland e la Sassonia. District favorisce la richiesta di avanzate strategie e politiche regionali fondate sull’innovazione e sull’economia della conoscenza.

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